Francesco petrarca grazie cha pochi il ciel largo destina testo



Grazie ch’a pochi il ciel largo destina:


rara vertú, non già d’umana gente,


sotto biondi capei canuta mente,


e ’n humil donna alta beltà divina;


leggiadria singulare et pellegrina,


e ’l cantar che ne l’anima si sente,


l’andar celeste, e ’l vago spirto ardente,


ch’ogni dur rompe et ogni altezza inchina;


e que’ belli occhi che i cor’ fanno smalti,


possenti a rischiarar abisso et notti,


et tôrre l’alme a’ corpi, et darle altrui;


col dir pien d’intellecti dolci et alti,


co i sospiri soave-mente rotti:


da questi magi transformato fui.