Guido gozzano lassenza testo



Un bacio. Ed è lungi. Dispare


giù in fondo, là dove si perde


la strada boschiva che pare


un gran corridoio nel verde.


Risalgo qui dove dianzi


vestiva il bell’abito grigio:


rivedo l’uncino, i romanzi


ed ogni sottile vestigio…


Mi piego al balcone. Abbandono


la gota sopra la ringhiera.


E non sono triste. Non sono


più triste. Ritorna stasera.


E intanto declina l’estate.


E sopra un geranio vermiglio,


fremendo le ali caudate


si libra un enorme Papilio…


L’azzurro infinito del giorno


è come una seta ben tesa;


ma sulla serena distesa


la luna già pensa al ritorno.


Lo stagno risplende. Si tace


la rana. Ma guizza un bagliore


d’acceso smeraldo, di brace


azzurra: il martin pescatore.


E non sono triste. Ma sono


stupito se guardo il giardino…


stupito di che? non mi sono


sentito mai tanto bambino...


Stupito di che? Delle cose.


I fiori mi paiono strani:


ci sono pur sempre le rose,


ci sono pur sempre i gerani…