Vittorio gassman giovanni pascoli il naufrago testo



Il mare, al buio, fu cattivo. Urlava


sotto gli schiocchi della folgore! Ora


qua e là brilla in rosa la sua bava.


Intorno a mucchi d'alga ora si dora


la bava sua lungi da lui. S'effonde


l'alito salso alla novella aurora.


Vengono e vanno in un sussurro l'onde.


Sembra che l'una dopo l'altra salga


per veder meglio. E chiede una, risponde


l'altra, spiando tra quei mucchi d'alga...


– Chi è? Non so. Chi sei? Che fai? Più nulla.


Dorme? Non so. Sì: non si muove. E il mare


perennemente avanti lui si culla.


Noi gli occhi aperti ti baciamo ignare.


Che guardi? Il vento ti spezzò la nave?


Il vento vano che, sì, è, né pare?


E tu chi sei? Noi, quasi miti schiave,


moviamo insieme, noi moriamo insieme


costì con un rammarichìo soave...


Siamo onde, onda che canta, onda che geme...


Tu guardi triste. E dunque tua forse era


la voce che parea maledicesse


nell'alta notte in mezzo alla bufera!


Noi siamo onde superbe, onde sommesse.


Onde, e non più. L'acqua del mare è tanta!


Siamo in un attimo, e non mai le stesse.


Ora io son quella che già là s'è franta.


E io già quella ch'ora là si frange.


L'onda che geme ora è lassù, che canta;


l'onda che ride, ai piedi tuoi già piange.


Noi siamo quello che sei tu: non siamo.


L'ombre del moto siamo. E ci son onde


anche tra voi, figli del rosso Adamo?


Non sono. È il vento ch'agita, confonde,


mesce, alza, abbassa; è il vento che ci schiaccia


contro gli scogli e rotola alle sponde.


Pace! Pace! È tornata la bonaccia.


Pace! È tornata la serenità.


Tu dormi, e par che in sogno apra le braccia.


Onde! Onde! Onda che viene, onda che va...